Bisogni di Salute

Si conoscevano col nome di malattie veneree (cioè malattie della dea dell'amore, Venere), oggi si chiamano IST - infezioni sessualmente trasmesse. Comprendono infatti  moltissime infezioni (batteri, virus, protozoi, funghi ed ectoparassiti per oltre 30 diversi patogeni) che approfittano dell'attività sessuale non protetta per trasferirsi da un individuo all'altro, attraverso il contatto con i liquidi organici infetti.
A volte si manifestano in tempi ristretti, altre volte ci mettono anni a manifestarsi, e lo fanno in tante forme. Vista la facilità della diffusione, la prevenzione e il controllo sono fondamentali. Evitarle richiede solamente attenzione e rispetto per se stessi e per gli altri.

Malattie più diffuse:

  • Clamidia
  • Condilomi
  • Gonorrea
  • Herpes genitale
  • Hiv/Aids
  • Sifilide

UOSD Malattie Infettive

Vaccinazioni

Per dipendenza si intende una alterazione del comportamento che da semplice e comune abitudine diventa una ricerca esagerata e patologica del piacere attraverso mezzi o sostanze o comportamenti che sfociano nella condizione patologica.
La persona dipendente perde ogni possibilità di controllo sull'abitudine.

La dipendenza si può sviluppare verso il cibo (anoressia - bulimia), verso le sostanze stupefacenti (tossicodipendenza), in cui rientrano anche l'alcolismo e il fumo, verso il sesso (dipendenza sessuale, masturbazione compulsiva), verso il partner (dipendenza affettiva), verso il lavoro (work-a-holic), o verso comportamenti come il gioco (gioco d'azzardo patologico), internet (Internet addiction Disorder), i videogame, ecc.

Anche per le dipendenze la ASL Rieti offre diverse prestazioni:

  • interventi di informazione e prevenzione;
  • interventi di primo sostegno e orientamento per i tossicodipendenti e per le loro famiglie;
  • accoglienza, inquadramento psico-sociale, diagnosi di personalità, ai fini della formulazione di un programma terapeutico il più possibile personalizzato;
  • visita medica volta all'accertamento dello stato di abuso, nonché di dipendenza e alla diagnosi di eventuali patologie concomitanti;
  • indagini di laboratorio finalizzate allo screening dell'infezione da HIV, epatiti e patologie correlate alla tossicodipendenza
  • counseling pre e post test HIV e HCV;
  • trattamento dell'alcol-dipendenza: definizione di un programma terapeutico individuale che preveda l'uso di protocolli farmacologici, interventi socio-riabilitativi, sostegno psicologico, psicoterapia rivolta sia ai pazienti che ai loro familiari e inserimento in gruppi di auto aiuto (A.A., AL-ANON, C.A.T.);
  • gruppi psicoterapeutici per pazienti cocainomani e per i loro genitori e familiari;
  • collaborazione con centri specialistici per la gestione di patologie correlate alla tossicodipendenza;
  • definizione di un programma terapeutico individuale che preveda: l'uso di farmaci sostitutivi, sintomatici, antagonisti; interventi socio-riabilitativi; sostegno psicologico, psicoterapia individuale, familiare, di gruppo finalizzata al superamento del problema della dipendenza, al reinserimento sociale e al recupero dell'equilibrio familiare;
  • programmi di sostegno e reinserimento (in accordo con altre strutture del territorio) rivolti a donne tossicodipendenti con particolare riguardo alla tutela della maternità
  • assistenza medica, psicologica e sociale e per tossicodipendenti;
  • programmi di recupero (art. 75, 121 del T.U. 309/90);
  • accoglienza, diagnosi e terapia medica e psicologica dei minori ristretti;
  • valutazione delle richieste di affidamento alternativo alla detenzione (art. 90, 94 del T.U. 309/90) e relativa formulazione di programma terapeutico psico-socio-riabilitativo; monitoraggio dell'utente;
  • adempimento delle procedure finalizzate al conseguimento dei sussidi economici e al riconoscimento dell'invalidità civile;
  • avvio a percorsi riabilitativi, semiresidenziali e/o residenziali presso centri diurni e/o comunità terapeutiche;  
  • coordinamento di attività volte all'assistenza più o meno strutturata a persone con problemi di abuso o dipendenza da sostanze stupefacenti e/o psicoattive, legali e illegali: centro di accoglienza a bassa soglia per tossicodipendenti;

Come si accede

Di norma l'accesso è diretto (o con appuntamento telefonico); non occorre la richiesta del medico di base (MMG) tuttavia è necessario esibire un documento di identità in corso di validità.

N.B.: gli utenti sono garantiti e tutelati relativamente alla riservatezza (normativa sulla privacy - segreto professionale) e al consenso informato. Le prestazioni sono gratuite.

UOSD Attività Terapeutiche Riabilitative per i disturbi da uso di sostanze e nuove dipendenze

Gioco d'azzardo Patologico (GAP)

Dal 1° gennaio 2013 il Decreto Balduzzi prevede per i gestori di sale da gioco e di esercizi con offerta di giochi pubblici (scommesse su eventi sportivi - anche ippici - e non sportivi) l'obbligo di esporre, all'ingresso e all'interno dei locali, materiale informativo predisposto dalle ASL.
Tale materiale è finalizzato ad evidenziare i rischi connessi al gioco e a segnalare la presenza sul territorio di servizi di assistenza pubblici e del privato sociale, dedicati alla cura e al reinserimento sociale delle persone con patologie correlate al gioco d'azzardo patologico.
In caso di assenza dell'informativa sul rischio di dipendenza dalla pratica del gioco d'azzardo è prevista una sanzione fino a 50 mila euro.

Ludopatie

I Disturbi Alimentari (DA) sono patologie frequenti che interessano prevalentemente gli adolescenti e la cosidetta la prima età adulta.
Si tratta di persistenti disturbi del comportamento alimentare associati a comportamenti finalizzati al controllo del peso e delle forme corporee, che danneggiano la salute fisica e il funzionamento psicologico e che non sono secondari a nessun'altra condizione medica o psichiatrica.
Tre sono i tipi di Disturbo Alimentare che riscontriamo nella popolazione giovanile e adulta: Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa e Disturbo d'Alimentazione Incontrollata.

L'esordio dell'Anoressia Nervosa interessa prevalentemente i giovani adolescenti, in una fascia d'età compresa tra 12 e 16 anni. Oltre all'evidente dimagrimento, chi soffre di Anoressia Nervosa mostra un'attenzione particolare al cibo, con una spiccata tendenza a ridurre sia la quantità che la qualità degli alimenti assunti. È presente un controllo delle forme corporee e un paradossale timore di aumentare di peso a fronte di uno stato di evidente magrezza. Chi soffre di Anoressia Nervosa spesso presenta anche una spiccata tendenza all'iperattività motoria finalizzata a consumare calorie per controllare il peso e le forme corporee.   Lo stato di malnutrizione che l'Anoressia Nervosa comporta è responsabile di importanti conseguenze organiche come la predita delle mestruazioni, anomalie cardiologiche, dell'apparato scheletrico e del sangue.
Lo stato di malnutrizione, inoltre, è responsabile del peggioramento delle difficoltà psicologiche che sono alla base del disturbo. L'Anoressia Nervosa costituisce una grave malattia psichiatrica, che può essere causa di morte dovuta alle seire compromissioni organiche a cui può portare.  

La Bulimia Nervosa è caratterizzata da crisi di abbuffate alimentari seguite da vomito o da altri comportamenti di compenso, tesi ad annullare gli effetti delle abbuffate e a controllare il temuto aumento di peso (abuso di lassativi, abuso di diuretici, iperattività motoria e digiuni post-abbuffata).  La Bulimia Nervosa presenta delle pericolose conseguenze organiche, dovute prevalentemente allo squilibrio elettrolitico che il vomito comporta, che può essere causa di importanti aritmie cardiache. Altre conseguenze organiche sono a carico dell'apparato digerente e dei denti.

Il Disturbo d'Alimentazione Incontrollata (DAI) è caratterizzato da episodi di abbuffata senza compenso. La principale conseguenza organica di questo disturbo è l'obesità con le relative compromissioni della salute che questa condizione comporta. Il DAI si accompagna in genere a una marcata difficoltà di comprendere e regolare le emozioni, difficoltà che si riflette anche in altri ambiti della vita personale e della sfera sociale.

Il trattamento dei Disturbi Alimentari prevede l'intervento di più figure professionali (psichiatra, psicologo, dietista, nutrizionista, internista) che possano affrontare, in modo coordinato, i diversi aspetti sintomatologici di questi disturbi (psicologici e organici).
Vista la giovane età della gran parte di questi pazienti, il coinvolgimento dei familiari nelle cure appare necessario e fondamentale.
Sia la valutazione che l'intervento clinico si avvale della collaborazione di altri servizi della ASL (Medicina Interna, Laboratorio di analisi, Radiologia, Cardiologia, Gastroenterologia, Diabetologia ed Endocrinologia). Il trattamento psicoterapico può assumere un ruolo centrale solo all'interno di questa rete clinica. 
Il Centro di Disturbi del Comportamento Alimentare (Centro DCA) garantisce una flessibilità di interventi clinici (diagnostici e terapeutici), che prendono in considerazione sia gli aspetti organici che psicologici di questi disturbi.

Consultorio Familiare dell'Adolescenza

Con il termine sindrome metabolica non si indica una singola patologia ma un insieme di fattori predisponenti che, uniti insieme, collocano la persona in una fascia di rischio elevata per malattie come diabeteproblemi cardiovascolari in genere e steatosi epatica (fegato grasso).

Per poter parlare di sindrome metabolica devono essere presenti contemporaneamente almeno tre dei seguenti fattori di rischio:

  • Pressione arteriosa superiore a 130/85 mmHg
  • Trigliceridi ematici superiori a 150 mg/dl
  • Glicemia a digiuno superiore a 110 mg/dl (100 mg/dl secondo l'ADA)
  • Colesterolo HDL inferiore a 40 mg/dl nell'uomo o a 50 mg/dl nelle donne
  • Circonferenza addominale superiore a 102 centimetri per i maschi o a 88 centimetri per le donne.


La sindrome metabolica interessa quasi la metà degli adulti al di sopra dei 50-60 anni. Il fattore di rischio più importante è infatti il sovrappeso: tanto più questo è accentuato e tanto maggiori sono le probabilità di essere colpiti dalla sindrome metabolica.

Un eccesso di grasso corporeo, soprattutto se concentrato nella regione addominale, porta ad uno squilibrio del metabolismo dei grassi e degli zuccheri che ha come risultato finale l'iperinsulinemia (elevato livello di insulina nel sangue, indice di un'aumentata resistenza a questo ormone). Mentre nei casi più gravi questa situazione peggiora fino a causare in breve tempo la comparsa del diabete, in quelli più lievi si insatura una condizione plurifattoriale conosciuta come sindrome metabolica. Il riscontro di valori elevati di insulina nel sangue, a fronte di valori pressoché normali di glicemia, rappresenta un indice indiretto di tale condizione.

Il rischio di sviluppare la sindrome metabolica aumenta con l'età ed è quasi sempre una diretta conseguenza di stili di vita errati: ridotta attività fisica, alimentazione scorretta, abuso di alcol e/o droghe).

La maggior parte delle persone affette da sindrome metabolica si sente bene e frequentemente non presenta sintomi particolari.

Il diabete di tipo 1 è detto anche diabete giovanile o diabete insulino-dipendente, in quanto il trattamento con insulina dura tutta la vita, dal momento che il pancreas non è più in grado di produrre questo ormone, che regola i livelli di glucosio nel sangue, permettendogli di entrare all’interno delle cellule, dove funziona come riserva di energia.

Si sviluppa in genere durante gli anni dell’adolescenza, ma può comparire anche in bambini piccolissimi (in età neonatale) o in giovani adulti (circa il 30% dei casi di diabete di tipo 1 è diagnosticato in età adulta).

Il diabete tipo 1 è una malattia autoimmune: il sistema immunitario del soggetto riconosce come estranee e dannose le cellule del pancreas che producono insulina (cellule beta) e le attacca fino a distruggerle, portando a un deficit assoluto di questo ormone. Diversi sono i fattori che possono contribuire allo scatenarsi di questo attacco dell’autoimmunità, ad esempio la predisposizione genetica o l’esposizione ad alcune infezioni virali.

Al momento non esiste una cura definitiva per il diabete di tipo 1).

Il diabete di tipo 2 è una malattia cronica caratterizzata da elevati livelli di glucosio nel sangue e dovuta a un’alterazione della quantità o del funzionamento dell’insulina.
L'insulina è un ormone prodotto dalle cellule del pancreas, che provoca l’ingresso del glucosio circolante (derivato dalla digestione del cibo) all’interno delle cellule, dove viene utilizzato come fonte di energia. Se il pancreas non produce una quantità sufficiente di insulina o se gli organi bersaglio (muscolo, fegato, tessuto adiposo) non rispondono in maniera adeguata all’ormone, il corpo non può utilizzare il glucosio circolante come fonte di energia e il glucosio resta nel sangue, dove i suoi livelli diventano sempre più alti (iperglicemia).

La maggior parte delle persone con diabete di tipo 2 presenta entrambi questi difetti:

  • insufficiente produzione di insulina da parte del pancreas (deficit parziale di insulina)
  • inadeguata risposta all’insulina (insulino-resistenza).

Questo causa da una parte un “affamamento” delle cellule dei vari organi che vengono private dell’energia necessaria al loro funzionamento; dall’altra, l’eccesso di glucosio circolante provoca una serie di danni a carico di vari organi ed apparati, in particolare al sistema cardio-vascolare, agli occhi, alle arterie e ai nervi delle gambe, ai reni, al cervello. Il diabete di tipo 2 rappresenta il 90-95% di tutti i casi di diabete.

Si presenta in genere in età adulta (i 2/3 dei casi di diabete interessano persone di oltre 64 anni), anche se negli ultimi anni, un numero crescente di casi viene diagnosticato in età adolescenziale, fatto questo correlabile ad aumento dell’obesità infantile.

L’obesità è una condizione caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo, condizione che determina gravi danni alla salute. Nella maggior parte dei casi è dovuta a stili di vita scorretti: da una parte, un’alimentazione scorretta ipercalorica e dall’altra un ridotto dispendio energetico a causa di inattività fisica. L’obesità è quindi una condizione ampiamente prevenibile.

L’indice di massa corporea IMC (body mass index BMI) è l’indice per definire le condizioni di sovrappeso-obesità più ampiamente utilizzato, anche se dà un’informazione incompleta (ad es. non dà informazioni sulla distribuzione del grasso nell’organismo e non distingue tra massa grassa e massa magra); l'IMC è il valore numerico che si ottiene dividendo il peso (espresso in Kg) per il quadrato dell’altezza (espressa in metri).

Le definizioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sono:
sovrappeso = IMC da uguale o superiore a 25 fino a 29,99
obesità = IMC uguale o superiore a 30.

UOSD Diabetologia di II livello

La Demenza è una sindrome clinica caratterizzata dalla perdita progressiva delle funzioni cognitive di entità tale da interferire con le usuali attività sociali e lavorative del paziente. Il paziente perde progressivamente la capacità di far fronte alle richieste della vita di ogni giorno e non è più in grado di conservare un comportamento sociale adeguato alle circostanze. Oltre ai sintomi cognitivi (disturbi di memoria, linguaggio, orientamento) sono presenti anche sintomi non cognitivi che riguardano la sfera della personalità, l’affettività e il comportamento. La Demenza è una condizione altamente invalidante, in continuo aumento in tutto il mondo a causa dell’invecchiamento della popolazione e rappresenta una delle più importanti emergenze che i sistemi sanitari si troveranno ad affrontare nei prossimi decenni.
La sindrome demenziale non è determinata da una specifica causa,  in quanto numerosi processi patologici possono portare a Demenza. La Malattia di Alzheimer è la causa più frequente di demenza (40-50% dei casi); altrettanto frequente è la Demenza di origine vascolare, mentre altre patologie neurodegenerative, quali la Demenza a Corpi di Lewy e la Demenza FrontoTemporale, costituiscono il restante 10-20% dei casi di demenza. Una piccola percentuale dei casi è secondaria a patologie potenzialmente reversibili.

Malattie più rare

  • Demenza mista: caratterizzata dalla presenza di alterazioni cerebrali provocate sia dalla malattia di Alzheimer che da lesioni ischemiche.
  • Atrofia corticale posteriore (PCA): conosciuta anche come Sindrome di Benson, è considerata una variante atipica dell’Alzheimer (AD). Rispetto ad altre forme di demenza, spesso colpisce in età precoce (a partire da 40 anni) provocando un’atrofia della parte posteriore della corteccia cerebrale, con conseguente progressiva interruzione dell’elaborazione visiva complessa. In alcuni casi, la PCA può manifestarsi insieme ad altre forme di demenza, come la demenza a Corpi di Lewy e la malattia di Creutzfeldt-Jakob.
  • Demenza post-traumatica: dovuta a uno o più traumi cranici.
  • Demenza da degenerazione cortico-basale: caratterizzata dalla perdita delle cellule nervose e dalla riduzione di più aree del cervello tra cui la corteccia cerebrale e i gangli della base.
  • Paralisi sopranucleare progressiva: detta anche Sindrome di Steele-Richardson-Olszewski, caratterizzata da una perdita progressiva e selettiva di neuroni responsabili del controllo dei movimenti oculari, dell’equilibrio, della parola e della deglutizione.
  • Malattia di Hungtinton: caratterizzata da declino intellettivo e movimenti irregolari ed involontari degli arti e dei muscoli facciali.
  • Sindrome di Gerstmann-Straussler-Scheinker: di natura ereditaria, è una malattia neurodegenerativa i cui sintomi includono perdita dell’equilibrio e scarsa coordinazione muscolare. I sintomi della demenza si presentano negli ultimi stadi della malattia.
  • Malattia di Parkinson: dovuta a una mancanza di dopamina, responsabile per il controllo dell’attività muscolare. Spesso è caratterizzata da tremori, rigidità agli arti ed alle articolazioni, difficoltà di parola e nei movimenti fisici. Nel corso della malattia, alcune persone sviluppano demenza e talvolta malattia di Alzheimer. Viceversa, alcune persone affette da Alzheimer sviluppano sintomi della malattia di Parkinson.

La malattia di Alzheimer è stata descritta per la prima volta nel 1906, dal neuropsichiatra tedesco Alois Alzheimer, ed è la forma più comune di Demenza degenerativa progressiva. Il suo esordio è prevalente in età presenile, prima dei i 65/70 anni.
Il sintomo iniziale più frequente è la difficoltà nel ricordare eventi recenti. Con l'avanzare del tempo si evidenziano altri sintomi come: difficoltà di linguaggio, disorientamento, cambiamenti repentini di umore, incapacità di prendersi cura di sé, disturbi del comportamento. Anche se la velocità di progressione può variare, il decorso medio di malattia dopo la diagnosi è dagli otto ai dodici anni.

Neurologia 

In Italia  le ultime stime ci dicono che nel corso dell'anno vengano diagnosticati circa 373.300 nuovi casi di tumore, di cui il 52% fra gli uomini e il 48% fra le donne cioè mediamente ogni giorno più di 1.000 nuove diagnosi.
Negli ultimi anni, sono però complessivamente migliorate le percentuali di guarigione: il 63% delle donne e il 54% degli uomini è vivo a cinque anni dalla diagnosi.
Il merito di questo traguardo è da riferire soprattutto alla maggiore adesione alle campagne di screening, che consentono di individuare la malattia in uno stadio iniziale, alla maggiore efficacia delle terapie disponibili e all’approccio multidisciplinare alla malattia.

Il portale OPEN SALUTE LAZIO strumento di informazione, creato dal Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio, offre un quadro sintetico dello stato di salute della popolazione residente nella Regione, in ogni  singola ASL, Distretto, Comune con stime che vengono periodicamente aggiornate.

La ASL Rieti aderisce alle campagne di screening regionali per il tumore della mammella, della cervice e del colon retto.

Tra i principali tumori che colpiscono la popolazione italiana ci sono quello alla cervice uterina, alla mammella e al colon retto. Il loro decorso naturale però può essere cambiato grazie allo screening.  
Gli esami di prevenzione, infatti, servono a diagnosticare precocemente l’eventuale insorgenza di un tumore di questo tipo e possono salvarti la vita con terapie precoci, efficaci e meno aggressive.
Sono esami poco invasivi, gratuiti e soprattutto sono percorsi organizzati dove non devi pensare a nulla, solo alla tua salute.

Attività

  • Programma di Screening Mammografico
  • Programma di Screening per la prevenzione dei tumori del collo dell'utero
  • Programma di Screening Colorettale

Screening Oncologici

Oncologia Medica

Senologia Chirurgica

Le malattie reumatiche comprendono un gran numero di patologie differenti tra loro sia per quadro clinico (i sintomi) che per eziologia (la causa). Sostanzialmente interessano le aricolazioni, le ossa e i muscoli ma anche organi e tessuti (come il cuore, i polmoni, i vasi sanguigni ecc.) e sono tutte caratterizzate da una sindrome dolorosa

Nel linguaggio comune sono indistintamente raggruppate in : reumatismi, dolori alle ossa, artriti.

Sintomi

I sintomi delle malattie reumatiche sono molteplici e dipendono dal tipo di affezione e dalla sede colpita. In particolare:

  • se a carico dell’apparato locomotore, tipici sintomi sono dolore, gonfiore e rigidità;
  • se ad essere colpiti sono gli organi, i sintomi saranno quelli relativi all’insufficienza dell’organo o del tessuto colpito;
  • se si tratta di infiammazioni sistemiche, i sintomi saranno febbre, stanchezza eccessiva.

L’eziologia delle malattie reumatiche non è ancora chiara, ma è stato dimostrato che concorrono all’insorgenza sia fattori genetici che ambientali: si può quindi nascere con una predisposizione alla malattia, che viene scatenata da uno stimolo esterno. Fra i fattori ambientali che innescano le malattie reumatiche si annoverano i virus, un esempio è il virus di Epstein-Barr, causa del lupus eritematoso sistemico. Anche gli ormoni sessuali, in particolare gli estrogeni, possono avere un ruolo favorente la malattia, ciò dimostrerebbe la maggiore incidenza delle malattie reumatiche sulla popolazione femminile.

Quando rivolgersi al medico?
In presenza di sintomi come dolore acuto, rigidità articolare mattutina, tumefazione di una o più articolazioni, è indispensabile rivolgersi al medico. Specie in caso di artriti e connettiviti, infatti, la diagnosi precoce migliora l’andamento della malattia.

Malattie più diffuse

  • arterite temporale;
  • artrite reumatoide;
  • artrosi;
  • cervicoartrosi;
  • dermatomiosite;
  • malattia di Dupuytren;
  • gotta;
  • lupus eritematoso sistemico;
  • malattia reumatica;
  • malattia dell'osso di Paget;
  • polimialgia reumatica;
  • polimiosite;
  • sclerodermia;
  • sindrome di Reiter;
  • spondilite anchilosante;
  • vasculiti

Osteoporosi

 

L'osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro, caratterizzata da una ridotta massa ossea e da un maggior deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo.

L'osso è un tessuto vivo e grazie all'azione degli osteoblasti e degli osteoclasti, è in continua evoluzione. L'osteoporosi diventa una malattia quando si verifica una frattura in seguito a traumi di modesta entità. Le fratture più comuni sono quella del collo del femore, del polso e delle vertebre.

Con l'invecchiamento una lenta perdita di minerali dall'osso è normale, o meglio fa parte delle numerose modificazioni del nostro organismo. Se questa perdita è eccessiva e la massa ossea scende al disotto di determinati livelli, allora si può arrivare all'osteoporosi.
Un momento critico per le donne arriva con la menopausa, tanto più se precoce o chirurgica. Se consideriamo che le donne hanno in partenza una massa ossea minore rispetto agli uomini, aggiungiamo gli effetti della menopausa e la maggior durata della vita, ecco la prima spiegazione del perché l'osteoporosi colpisce soprattutto le donne: 1 donna su 4 contro 1 uomo su 10.

Le ostoporosi primarie si suddividono in:

  • osteoporosi idiopatica (la forma più rara)
  • osteoporosi di tipo I o post-menopausale (dovuta alla caduta della produzione ormonale)
  • osteoporosi di tipo II o senile (dovuta a varie cause, tra cui immobilizzazione, ridotto apporto di somatotropina, testosterone, calcio, magnesio, vitamina D, vitamina K e altri importanti micronutrienti, ridotta funzione dell'enzima 1a-idrossilasi che produce l'ormone attivo della vitamina D (il calcitriolo).

Si manifestano principalmente nell'osso trabecolare, che è soggetto al maggior numero di fratture.

Le osteoporosi secondarie si suddividono in:

  • osteoporosi idiopatica (la forma più rara)
  • osteoporosi di tipo I o post-menopausale (dovuta alla caduta della produzione ormonale)
  • osteoporosi di tipo II o senile (dovuta a varie cause, tra cui immobilizzazione, ridotto apporto di somatotropina, testosterone, calcio, magnesio, vitamina D, vitamina K e altri importanti micronutrienti, ridotta funzione dell'enzima 1a-idrossilasi che produce l'ormone attivo della vitamina D (il calcitriolo).

Si manifestano principalmente nell'osso trabecolare, che è soggetto al maggior numero di fratture.

Reumatologia

Ortopedia e Traumatologia

Le malattie dell'apparato respiratorio sono disturbi che riguardano uno o più degli organi predisposti alla respirazione. I polmoni sono gli organi maggiormente coinvolti nella respirazione mentre i canali che veicolano l'aria sono il naso, la gola e la trachea.

Le più diffuse sono:

  • Asma: L’asma è una malattia infiammatoria cronica delle vie aeree che determina una infiammazione cronica dei bronchi con iperreattività a numerose cause irritative. Colpisce circa 300 milioni di persone nel mondo, può insorgere a qualsiasi età e può essere legata o meno ad una sensibilizzazione allergica. L’asma causa ricorrenti episodi di dispnea (affanno) caratterizzati da respiro sibilante senso di costrizione toracica, accompagnati da tosse; gli attacchi sono più frequenti al mattino o durante la notte.
    Può essere trattata e tenuta sotto controllo, permettendo così al paziente di svolgere una vita abbastanza normale.
     
  • Bronchiectasie: Le bronchiectasie sono una condizione caratterizzata da vie aeree stirate e dilatate in maniera abnorme, a causa della formazione di tappi di muco. Sono spesso causate da un’infezione o da altre condizioni in grado di danneggiare le pareti delle vie aeree e che impediscono un’adeguata eliminazione del muco. L’accumulo di muco espone al rischio di colonizzazione batterica e dunque di nuove infezioni che a loro volta possono produrre ulteriori danni alle vie aeree, dando avvio a un circolo vizioso. Col tempo i danni possono diventare così gravi da ostacolare il passaggio dell’aria attraverso le vie aeree (insufficienza respiratoria) e creare problemi all’ossigenazione di tutti gli organi e tessuti dell’organismo. Le bronchiectasie sono una forma di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). Le bronchiectasie possono comparire a qualsiasi età, in genere in giovane età, ma i sintomi in genere si manifestano più avanti negli anni. Le donne sono colpite più frequentemente degli uomini.
     
  • Broncopneumopatia cronica ostruttiva: La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è una malattia delle vie respiratorie (dei bronchi e dei polmoni), che può essere trattata ma dalla quale non si guarisce (è cronica) e che provoca una parziale ostruzione delle vie aeree, cioè una riduzione persistente del flusso aereo (ostruzione bronchiale). Questa condizione rende difficile la respirazione ed è dovuta alla somma degli insulti che si verificano nei polmoni di un paziente nel corso degli anni, principalmente a causa del fumo di sigaretta. Tende ad essere progressiva, cioè a peggiorare nel tempo e chi ne è affetto può presentare un’importante risposta infiammatoria cronica delle vie aeree in risposta ad una malattia infettiva o all’esposizione a particelle, fumi e vapori irritanti (riacutizzazioni di BPCO). Questa infiammazione cronica può portare a distruggere il tessuto polmonare e a causare quindi una condizione nota come enfisemaLa causa più importante della broncopneumopatia cronica ostruttiva è il fumo di sigaretta. La BPCO rappresenta la quarta causa di morte nel mondo ed è una patologia ampiamente prevenibile e trattabile (ma non guaribile).

     
  • Enfisema: L'enfisema è una condizione clinica appartenente al gruppo delle broncopneumopatie croniche ostruttive (BPCO). È  caratterizzato da una progressiva distruzione degli alveoli polmonari, le strutture a forma di sacchetto che si trovano all’apice delle diramazioni più piccole dei bronchi polmonari e che rappresentano la sede ove avvengono gli scambi gassosi tra il sangue e l’aria che respiriamo. Questa distruzione progressiva degli alveoli, comporta una riduzione della superficie polmonare adibita agli scambi gassosi. Ne risulta che il sangue si impoverisce di ossigeno, mentre aumenta il livello di anidride carbonica trasportata nel sangue. I pazienti affetti da questa condizione presentano dispnea (affanno) prima da sforzo, poi gradualmente anche a riposo e tosse cronicaLa causa più frequente è rappresentata dal fumo di sigarettaÈ fondamentale quindi smettere di fumare, per evitare di peggiorare la situazione.

     
  • Fibrosi polmonare: La fibrosi polmonare è una condizione cronica caratterizzata dalla progressiva cicatrizzazione del tessuto che riveste i polmoni: il parenchima polmonare. Quando la parete degli alveoli polmonari (le strutture a sacchetto nelle quali terminano le ramificazioni bronchiali di più piccolo calibro) risulta ispessita e irrigidita da questa cicatrizzazione progressiva, si riduce la loro capacità di scambio dei gas (cioè la capacità di trasferire l’ossigeno proveniente dall’aria inspirata nel sangue e quella di liberare il sangue dell’anidride carbonica, eliminandola con l’aria espirata). L’organismo quindi non riceve più sangue ossigenato a sufficienza. Con il tempo, il tessuto cicatriziale va a chiudere i capillari degli alveoli polmonari, peggiorando ulteriormente gli scambi gassosi e provocando ripercussioni sulla circolazione e sul cuore (cuore polmonare cronico). Questa malattia appartiene a un sottogruppo delle cosiddette patologie polmonari interstiziali, comprendenti circa 200 malattie tutte caratterizzate dall’infiammazione e dalla cicatrizzazione (fibrosi) del polmone. Alcune patologie polmonari interstiziali si sviluppano nell’ambito di malattie autoimmuni (es. sclerodermia, lupus, artrite reumatoide, polimiosite, dermatomiosite), altre per esposizione sull’ambiente di lavoro a polveri organiche o inorganiche (es. silice, asbesto, metalli pesanti, gas e fumi industriali, batteri, polvere di proteine animali), altre derivano da una tossicità da farmaci (amiodarone, farmaci chemioterapici, radioterapia) o sono legate a infezioni (batteriche, virali, tubercolosi). In genere compare in età adulta (40-80 anni), con una dispnea (affanno) che tende ad aggravarsi nel tempo, fino all’insufficienza respiratoria conclamata, anche a riposo. Colpisce più spesso gli uomini che le donne.
     
  • Insufficienza respiratoria: L'insufficienza respiratoria è una condizione nella quale il sistema respiratorio non riesce a garantire gli scambi gassosi e dunque a mantenere un adeguato livello di ossigeno e/o di anidride carbonica nel sangue. Quando a essere bassa è la concentrazione di ossigeno si parla di insufficienza respiratoria ipossiemica (tipo I o parziale). Quando invece anche i livelli di anidride carbonica nel sangue sono elevati si parla di insufficienza respiratoria ipercapnica (tipo II o totale). L’insufficienza respiratoria di tipo I è la forma più comune, si può riscontrare praticamente in tutte le condizioni patologiche che coinvolgano i polmoni. Alcune delle più frequenti sono l’edema polmonare o la polmonite. La forma di tipo II si può riscontrare per esempio nelle forme gravi di broncopneumopatia cronica ostruttiva e di asma. Si distinguono forme di insufficienza respiratoria acuta (cioè a insorgenza rapida e improvvisa) e cronica (cioè che perdura nel corso di mesi o anni). Queste ultime possono precipitare per un evento intercorrente (es. un’infezione delle vie aeree) e diventare acute (riacutizzazioni, insufficienza respiratoria acuta-su-cronica). I pazienti con insufficienza respiratoria cronica spesso presentano anche una condizione cardiaca nota come cuore polmonare cronico, caratterizzato dall'alterazione della struttura e delle funzioni delle sezioni destre del cuore (il ventricolo destro presenta pareti ispessite e/o dilatate) che si trovano a pompare sangue nel circolo polmonare che, per le alterazioni dell’architettura del polmone, presenta una pressione elevata (ipertensione polmonare).
     
  • Sindrome da apnee ostruttive del sonno: La sindrome delle apnee ostruttive nel sonno, nota anche con l’acronimo OSAS (Obstructive Sleep Apnea Syndrome), è una condizione caratterizzata da pause nella respirazione durante il sonno, dovute all’ostruzione parziale o totale delle prime vie aeree. L’interruzione temporanea della respirazione causa una riduzione della concentrazione di ossigeno nel sangue. Dal punto di vista clinico, è caratterizzata da sonnolenza diurna e/o alterazioni delle performance diurne e da russamento nel sonno. Esistono diversi "livelli" della patologia: si parla di apnea quando una persona smette di respirare per 10 secondi o più, ma per meno di 3 minuti. l'ipopnea si ha quando vi è una riduzione parziale del flusso respiratorio. il RERA (Respiratory Effort Related Arousal) consiste invece una limitazione del flusso aereo con progressivo incremento dello sforzo respiratorio, seguito da un rapido sblocco e ricadute visibili a livello dell’elettroencefalogramma (arousal).Si ha la sindrome delle apnee ostruttive nel sonno quando si verifica un numero di apnee o di eventi respiratori ostruttivi incompleti (ipopnee/RERA) uguale o superiori a 5 episodi per ora di sonno con evidenza di sforzo respiratorio durante l’ostruzione e presenza di altri sintomi come la sonnolenza diurna, oppure quando si verifica almeno un numero di eventi uguale o superiore a 15 con evidenza di sforzi respiratori. La sindrome delle apnee ostruttive nel sonno è molto più comune nelle persone in sovrappeso o obese, nelle persone con il collo corto e tozzo (taurino), in chi ha ostruzioni delle prime vie aeree (a livello del naso, della bocca o della gola), inoltre, si presenta più spesso più negli uomini che nelle donne (nelle donne è più frequente dopo la menopausa).

Pneumologia

Le malattie dell’occhio o i disturbi di vista si possono presentare sin dalla tenera età – come nel caso del cosiddetto “occhio pigro”
Alcune di queste patologie  richiedono un’attenzione diagnostica specifica per essere individuati e successivamente risolti.

Una tra le patologie più comuni nel caso di pazienti anziani è, ad esempio, la cataratta, una sorta di opacizzazione del cristallino che, se non curata, può provocare addirittura la cecità; tra gli altri problemi dell’occhio, vi sono infiammazioni che vanno dalle più semplici a vere e proprie infezioni che è bene curare adeguatamente, essendo l’occhio una parte del corpo molto delicata.

Le principali malattie:

  • Infiammazioni
  • Cataratta
  • Glaucoma
  • Degenerazione maculare senile
  • Retinopatia diabetica
  • Patologie vitreali
  • Cheratocono

Infiammazioni

 

Le più frequenti infiammazioni dell’occhio possono essere a carico degli annessi oculari o del bulbo oculare.
Quelle a carico degli annessi sono:

  • Congiuntiviteè l'infiammazione che riguardano la congiuntiva, ovvero la membrana trasparente che riveste esternamente parte del bulbo oculare e la parte interna delle palpebre. Le cause più frequenti sono: allergie, infezioni (batteriche, virali, micotiche, da parassiti), irritative. I sintomi più frequenti sono: occhio rosso, bruciore agli occhi, prurito agli occhi, lacrimazione, senso di corpo estraneo, transitori annebbiamenti  visivi, secrezione (occhio sporco, palpebre appiccicate), occhio gonfio.
  • Blefarite: è una infiammazione delle palpebre, acuta o cronica. Le forme acute hanno le stesse cause ed all’incirca gli stessi sintomi delle congiuntiviti acute. Una particolare blefarite acuta è l’orzaiolo, che è un foruncolo a carico di una ciglia. Le forme croniche causano arrossamento del bordo della palpebra, prurito, senso di corpo estraneo e spesso la formazione di “squamette” tra le ciglia; la sintomatologia ha periodi di acutizzazione alternata a fasi di relativo benessere; è importante una costante igiene palpebrale con appositi prodotti ed eventualmente con farmaci topici per evitare il sovrapporsi di infezioni e l’insorgenza di calazion, granuloma che si forma nella palpebra a partenza da ghiandole sebacee contenute nel suo spessore, che dopo una fase acuta che simula i sintomi dell’orzaiolo, porta alla formazione di una o più “palline dure”nella palpebra che, se non si risolvono con l’uso di colliri e pomate, può richiedere la asportazione chirurgica.
  • Dacriocistiti: possono essere acute e croniche, colpiscono le vie di deflusso lacrimale ed in particolare il sacco lacrimale. Solitamente hanno origine infettiva e dipendono dall’ostruzione delle vie di deflusso.

Le infiammazioni più frequenti a carico del bulbo oculare sono:

  • Cheratiti: interessano la cornea; hanno origine allergica, infettiva (batterica, virale, micotica), autoimmune, irritativa, traumatica. Causano occhio rosso, dolore, senso di corpo estraneo, secrezione, annebbiamento visivo. Devono essere curate tempestivamente.
  • Scleriti ed episcleriti: solitamente di natura immunitaria, colpiscono la sclera e l’episclera, possono avere carattere recidivante ed associarsi ad uveiti ed altri sintomi generali.
  • Uveiti: infiammazioni a carico dell’uvea. Le forme anteriori (irido-cicliti) interessano l’iride ed il corpo ciliare; spesso di carattere autoimmunitario (inquadrabili in Sindromi di tipo reumatico), altrettanto spesso ad eziologia ignota, sono caratterizzate dalla produzione di materiali infiammatori nell’occhio, di carattere “colloso”, che possono dare aumento della pressione dell’occhio ed esitare in aderenze fibrose nella parte anteriore dell’occhio che a volte causano un danno visivo anche importante; possono essere la fonte dell’insorgenza di una cataratta secondaria; si manifestano con occhio rosso, dolore, calo visivo e vanno curate al più presto con colliri e farmaci sistemici. Le forme posteriori (corio-retiniti) interessano la coroide e quindi la retina che è in stretta contiguità; l’eziologia è simile a quella delle forme anteriori, ma sono caratteristiche delle forme congenite (da toxoplasma e rosolia); esitano in cicatrici corio-retiniche che, se interessano la parte posteriore della retina sono in grado di causare anche gravi limitazioni visive.

La cataratta

La cataratta è una patologia dell'occhio determinata all'opacamento parziale o totale del cristallino. Può essere congenita - e quindi non evolutiva - o acquisita, ovvero di carattere progressivo.
Tra le cataratte acquisite si distinguono:

  • cataratte complicate, conseguenti a malattie oculari pregresse o in corso
  • cataratte conseguenti a malattie sistemiche
  • cataratte traumatiche
  • cataratte da agenti fisico-chimici
  • cataratte conseguenti a interventi chirurgici per asportazione incompleta del cristallino
  • cataratte senili, di gran lunga le più frequenti.


La sintomatologia è una diminuzione dell'acuità visiva, che nei casi più gravi arriva alla cecità.
La terapia è chirurgica (faco-exeresi) e consiste nell'asportazione parziale o totale del cristallino, cui fa seguito la correzione del difetto visivo mediante lenti o con inserimento, all'interno del globo oculare, di particolari lenti di plastica.

Il glaucoma

Il glaucoma è una malattia oculare dovuta ad un aumento della pressione all'interno dell'occhio ed è una delle più frequenti cause di cecità nel mondo (colpisce circa il 2% dei soggetti di età superiore ai 35 anni).
La cecità legata al glaucoma si può quasi sempre prevenire purchè la malattia sia diagnosticata e curata tempestivamente.

Il cheratocono

Il cheratocono è una malattia degenerativa ereditaria della cornea caratterizzata da uno sfiancamento dell’apice corneale che assume la forma di un conoide.
Si possono avere forme lievissime, di cui il paziente non si accorge e che sono diagnosticate solo topograficamente, e forme molto gravi in cui la deformazione e l’assottigliamento della cornea producono un astigmatismo irregolare molto elevato e delle opacità centrali che limitano fortemente la visione. Tra questi due estremi si osservano tutti i quadri intermedi.

Le forme più lievi possono essere corrette con occhiali. Le forme che invece tendono a peggiorare velocemente nel tempo possono essere trattate mediante il cross-linking corneale.

La diagnosi del cheratocono, eseguibile nelle forme avanzate con la biomicroscopia del segmento anteriore e la cheratometria durante una routinaria visita oculistica, si avvale nelle forme meno evolute dell’ausilio della topografia corneale. In particolare è fondamentale la topografia corneale altitudinale che mostra la conformazione sia della superficie anteriore, sia di quella posteriore della cornea oltre alla pachimetria corneale (la misura dello spessore della cornea). La periodica esecuzione di questo esame consente di controllare con precisione l’evoluzione del cheratocono.

Esistono varie tipologie di classificazione per valutare lo stadio di evoluzione del cheratocono. Le tre classificazioni di norma più utilizzate sono quella di Amsler, quella di Rama e quella di Krumeich.

La degenerazione maculare senile

È una patologia che coinvolge dopo i 50-55 anni la parte posteriore della retina (macula) responsabile della visione centrale (la visione “dritto avanti”, i “decimi” che siamo in grado di vedere) determinandone una diminuzione variabile a seconda delle forme, mantenendo inalterato il campo visivo (visione periferica).

Ne esistono diverse forme:

  • Forme “secche”, o atrofiche, spesso bilaterali, rappresentano la maggior parte delle degenerazioni maculari senili. Evolvono in modo lento, causando un danno progressivo che può diventare severo solo nelle fasi terminali. La loro evoluzione è ben monitorata dalla tomografia ottica computerizzata (OCT).
  • Forme “umide” o neovascolari: in questi casi si ha la comparsa di neovasi sottoretinici o membrana vascolare coroideale (nuovi capillari anomali) a livello della macula che prima trasudano liquido (che dà un sollevamento retinico maculare) e poi possono rompersi e sanguinare (ciò causa un importante calo visivo ad insorgenza acuta); successivamente si ha la retrazione cicatriziale della membrana neovascolare con un sovvertimento anatomico della macula ed un severo danno della visione centrale. Molto importante è che il paziente noti i primi sintomi (consistenti in una distorsione delle immagini, come se un film venisse proiettato non su uno schermo liscio ma su una parete dalla superficie irregolare); questo consentirà un tempestivo intervento dell’oculista.

La retinopatia diabetica

Il diabete è responsabile di gravi alterazioni a carico dei vasi sanguigni di piccolo calibro tra cui quelli presenti nell’occhio.

Nelle prime fasi (retinopatia diabetica non proliferante) compaiono microaneurismi ed aree ischemiche (le modificazioni vascolari producono un minore afflusso di sangue nei distretti interessati) che si apprezzano come essudati (duri e cotonosi) ed emorragie retiniche (superficiali e profonde) all’esame oftalmoscopico del fondo dell’occhio ed edema della macula (evidenziabile con la fluorangiografia retinica). Se le aree ischemiche non vengono diagnosticate e trattate con il laser, favoriscono la comparsa di nuovi vasi sanguigni anomali (neovasi), a partenza dalla coroide, i quali invadono la retina e lo spazio vitreale e possono dare gravi episodi emorragici (emorragie retiniche, emovitreo) con grave compromissione visiva. La contrazione dei neovasi e dei coaguli di sangue può portare a distacco di retina trazionale. L’interessamento anteriore dell’uvea (rubeosis iridea) può contemplare l’affollamento dei neovasi nell’angolo irido-corneale con diminuito deflusso dell’umore acqueo e comparsa di glaucoma neo-vascolare.

Nell’insorgenza della retinopatia diabetica rivestono importanza sia la durata che la gravità della malattia diabeticaÈ quindi essenziale che il paziente diabetico tenga sotto controllo al meglio la sua malattia e si sottoponga a visite oculistiche annuali ed a fluorangiografia retinica periodica, in quanto solo una tempestiva terapia laser (che distrugge le aree ischemiche ed i neovasi) può evitare le gravi sequele emorragiche della retinopatia diabetica proliferante.

Nella maggior parte dei casi il diabete produce retinopatia dopo 10-15 anni dalla sua insorgenza, ma in casi gravi le lesioni retiniche possono comparire precocemente.

Le patologie vitreali

 

Il vitreo è una gelatina trasparente che occupa tutta la parte posteriore dell’occhio, dietro l’iride ed il cristallino e tappezza tutta la retina aderendo ad essa posteriormente ed in periferia (base del vitreo).

Le patologie vitreali più frequenti sono:

  • Corpi mobili vitreali (o miodesopsie): particolarmente frequenti nei miopi, sono viste dal paziente come “mosche volanti” quando si guarda una superficie chiara omogenea: il cielo, una parete, un foglio di carta. Sono espressione di localizzate zone in cui il vitreo perde la trasparenza (a causa di fenomeni degenerativi) o di distacco posteriore di vitreo (il vitreo si scolla dalla retina a causa di traumi, miopia elevata, disidratazione). Si tratta di forme non gravi a meno che non si accompagnino a degenerazioni vitreo-retiniche (che è necessario escludere con un accurato esame della periferia della retina ed eventualmente trattare con un barrage laser). Il fastidio avvertito dal paziente, anche intenso, generalmente diminuisce nel tempo (il nostro cervello “si abitua”).
  • Degenerazioni vitreo-retiniche: sono aree di aderenze anomale tra il vitreo periferico e la retina. Nel caso si verifichi un distacco posteriore di vitreo le trazioni generate possono causare rotture e successivo distacco di retina. I sintomi sono rappresentati da “lampi” e “mosche volanti”. È quindi molto importante evidenziare e trattare con un barrage laser queste degenerazioni, per evitare le sequele retiniche.
  • Sindrome dell’interfacies vitreo-retinica: il vitreo può ispessirsi a livello della macula, formando una membrana epiretinica (cellophane maculare, pucker maculare). Dal momento che in questa zona aderisce alla retina la contrazione della membrana può stirare la retina determinando distorsioni visive e causare la formazione di microcisti intraretiniche, la cui rottura può produrre un foro maculare (con conseguente danno della visione centrale). È quindi importante che ai primi sintomi il paziente si rivolga al proprio oculista che monitorizzerà il progredire della malattia (con il test di Amsler e con l’OCT) decidendo l’eventuale momento in cui ricorrere all’asportazione chirurgica della membrana.

Oftalmologia

Le malattie dell'apparato cardiocircolatorio sono un gruppo di patologie a carico del cuore e/o dei vasi sanguigni. Le più diffuse sono le aritmie cardiache, l'ictus, l'infarto del miocardico, l'ipertensione arteriosa, le malattie delle valvole cardiache, la pericardite, lo scompenso cardiaco e la trombosi venosa profonda.

Aritimie Cardiache

L’aritmia è un disturbo del ritmo cardiaco o della frequenza cardiaca (cioè del numero di battiti al minuto). Questo vuol dire che il cuore può  battere troppo velocemente (tachicardia), troppo lentamente (bradicardia) o con un ritmo completamente irregolare (ad esempio fibrillazione atriale). La maggior parte delle aritmie sono innocue ma a volte possono impedire al cuore di riempirsi adeguatamente e questo può arrecare danni a diversi organi (cervello, cuore, reni ecc).

Extrasistoli

Sono le aritmie più comuni, spesso innocue e asintomatiche. Si verificano anche nelle persone del tutto sane e sono frequenti in  alcune cardiopatie, anche provocate dallo stress o dall’eccessivo uso di bevande contenenti caffeina (caffè, energy drink).

Aritmie Sopraventicolari

Sono le aritmie più comuni, spesso innocue e asintomatiche. Si verificano anche nelle persone del tutto sane e sono frequenti in  alcune cardiopatie, anche provocate dallo stress o dall’eccessivo uso di bevande contenenti caffeina (caffè, energy drink).

Aritmie Ventricolari

Possono essere causate da eventi ischemici cardiaci:

  • Tachicardia ventricolare - È un’aritmia che parte dai ventricoli e provoca un battito cardiaco ritmico molto rapido; può durare per pochi battiti o più a lungo (tachicardia ventricolare sostenuta).
  • Fibrillazione ventricolare - È un’aritmia caotica che origina nei ventricoli, che ricevendo  segnali elettrici non sincronizzati, non riescono a contrarsi in maniera valida per pompare il sangue in circolo. La morte può intervenire nell’arco di pochi minuti, a meno che non si intervenga con un defibrillatore, un apparecchio dotato di due piastre che, appoggiate sul torace del paziente, erogano uno shock elettrico che può mettere fine a questa aritmia. La fibrillazione ventricolare si può verificare a seguito di un infarto.

Bradicardia

È  caratterizzata da una frequenza cardiaca più bassa del normale (inferiore a 50 battiti al minuto). Questo può far sì che arrivi poco sangue al cervello, causando la sincope (improvvisa perdita di coscienza). Possono insorgere a seguito di infarto, per processi legati all’invecchiamento, per alterazione degli elettroliti nel sangue (soprattutto potassio), per alcuni farmaci cosiddetti ‘bradicardizzanti’, quali i beta-bloccanti e la digitale.
La bradicardia è tipica delle persone che fanno sport a livello agonistico; questa forma non rappresenta motivo di preoccupazione

Prevenzione

Per manterene in buona salute il tuo cuore è necessario avere:

  • Uno stile di vita sano: alimentazione equilibrata e varia,  ricca di fibre, frutta e verdura, cereali integrali, legumi, pesce,  con consumo di latte scremato e latticini a basso contenuto di grassi, carni bianche, povera di grassi di origine animale (insaccati e formaggi), sale e dolciumi, limitata nel consumo di alcool (non più di 2 bicchieri di vino al giorno per gli uomini e non più di uno per le donne possibilmente da consumare durante il pasto)
  • Fare attività fisica regolare (concordata col proprio medico)
  • Tenere sotto controllo il livello della colesterolemia
  • Smettere di fumare
  • Perdere peso se in sovrappeso/obeso
  • Evitare stress fisici, lavorativi ed emotivi; imparare a gestire l’ansia, anche con tecniche di meditazione e yoga
  • Non assumere farmaci tachicardizzanti (ad es. alcuni spray nasali e farmaci broncodilatatori)

Cardiologia